Situazione mercati
A distanza di due settimane dall’inizio della guerra in Medio Oriente, andiamo a valutarne i riflessi sulle diverse asset class.
Già in apertura di post possiamo affermare che più la guerra si prolunga e più crescono le probabilità che possa cambiare lo scenario per l’anno in corso.
Azionario
Se dapprima l’ipotesi più probabile (almeno per il sottoscritto) per lo S&P 500 era quella di un allungo in area 7.582 punti (pivot annuale R1) seguita da una forte correzione estiva, ora la stessa ipotesi è aggrappata alle speranze di una imminente quanto improbabile conclusione della guerra.
Col VIX oltre il 25% (27%) si è accesa una spia rossa.
In situazioni come l’attuale, inoltre, la sopravvalutazione accumulata nel corso degli ultimi anni (mi riferisco principalmente ai mercati occidentali) amplia le potenzialità di calo delle correzioni.
La borsa cinese, per quanto vulnerabile al rialzo del petrolio, gode di una impostazione grafica rialzista tale da non intaccarsi anche nel caso di cali significativi che, peraltro, andrebbero letti come occasione di ingresso.
In generale, si ritiene che la correzione in corso sui mercati azionari possa portare tra qualche mese a interessanti opportunità di acquisto.
Obbligazionario
Le vendite sui titoli governativi europei non fanno che avvalorare la strategia, espressa da qualche mese, di portarsi sulla parte breve della curva.
I treasury, come al solito, in queste occasioni dimostrano invece maggior resilienza, perché considerati un bene rifugio.
In ogni caso, se per l’Area Euro, si inizia a parlare di rialzi dei tassi entro fine anno, per gli Stati Uniti le aspettative sono scese da 2 tagli a 1 (dicembre).
In altre parole, anche per il treasury il contesto sta progressivamente diventando meno favorevole.
Dollaro
Il ruolo di bene rifugio cui viene assegnato alla valuta americana in tempi di guerra ha portato a qualche buon acquisto soffocando, per il momento, l’impostazione ribassista in corso da quasi un anno.
Monitorare per conferme o smentite grafiche.
Materie prime
Seppure in una fase non ancora favorevole (1° stadio del ciclo economico) il conflitto ha spinto al rialzo le quotazioni, in primis del comparto energetico.
Interventi robusti da parte degli organi competenti (ulteriore aumento produzione OPEC, ricorso alle riserve, interventi fiscali da parte dei singoli governi, ecc.) potrebbero contenere i rialzi ma, difficilmente, sarebbero in grado di azzerarli.
Pertanto, il rischio che lo shock energetico causi effetti di secondo livello con l’aumento dell’inflazione core è concreto.
Da qualche anno siamo in fase di reflazione: aumento dei prezzi successivo a un periodo di bassa inflazione; in buona sostanza si tratta di un semplice ritorno dei prezzi alla linea di tendenza di lungo termine dei prezzi.
In questo periodo, presumibilmente, ci stiamo avvicinando velocemente al passaggio dalla reflazione all’inflazione vera e propria.
Reflazione e inflazione sono favorevoli alle materie prime.
Riccardo Fracasso
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