FED: quando l’eventuale rialzo dei tassi?
Questa tabella distingue le diverse fasi di politica monetaria della FED: le fasi in cui i tassi sono tagliati (politica espansiva), quelle in cui sono incrementati (politica restrittiva) e gli intervalli di tempo in cui i tassi sono mantenuti invariati al raggiungimento del bottom o del pivot.
Il bottom è il livello minimo raggiunto dai tassi con l’ultimo taglio della serie, mentre il pivot è il livello massimo raggiunto con l’ultimo rialzo della serie.
Presumibilmente, come abbiamo evidenziato recentemente, il taglio di dicembre scorso rimarrà l’ultimo della serie.
Conseguentemente, da quel giorno è iniziata una fase di neutralità.
Quanto durerà tale fase prima che la FED adotti il primo rialzo dei tassi?
Osservando la tabella, le 3 precedenti fasi post bottom verificatesi negli ultimi decenni sono durate 7 mesi, 7 anni e 2 anni.
Escluderei il precedente di 7 anni, coinciso con un periodo di bassissima inflazione, molto diverso da quello attuale.
Sono diverse le considerazioni da fare e le variabili da monitorare.
Dazi, guerra e un contesto inflattivo molto simile a quello degli anni ’70 innalzano le probabilità di una nuova ripartenza definitiva dei prezzi nell’anno in corso con target, secondo le proiezioni, 2028.
Sarà bene valutare se si tratterà di inflazione da offerta e/o da domanda.
Una politica restrittiva (rialzo tassi) è molto indicata per raffreddare un’economia surriscaldata, quindi la domanda.
In caso di inflazione legata unicamente a una riduzione dell’offerta (minor produzione e/o difficoltà nella distribuzione), invece, con una politica restrittiva si accetta la crisi/recessione economica pur di contenere i prezzi.
Pertanto, mentre nel primo caso la decisione della Banca Centrale è alquanto semplice, nel secondo è molto più delicata.
Si ricorda come nel quarto trimestre del 2025 il PIL americano sia sceso notevolmente (+0,7%).
Altro aspetto cui tener conto: mentre la BCE ha come primo mandato il contenimento dell’inflazione, storicamente la FED ha avuto sempre un occhio di riguardo per la crescita.
Aspetto che potrebbe favorire tempistiche e misure diverse degli interventi da parte delle due Banche Centrali, tant’è che si parla di possibile rialzo dei tassi della BCE già alla prossima imminente riunione (8 aprile).
Brevissima parentesi: quanto appena scritto suggerisce un deprezzamento della valuta americana.
In ogni caso, per entrambe le Banche Centrali si ritiene altamente probabile che il bottom sia stato raggiunto.
Ulteriore elemento da considerare è Trump, che da sempre ha espresso una preferenza per gli interventi espansivi e che, in questa situazione, potrebbe influenzare il futuro presidente della Federal Reserve, da lui stesso eletto, invitandolo a ritardare il più possibile un rialzo.
Le aspettative attuali espresse dal FED WATCH non vedono rialzi né per quest’anno né per il prossimo, anche se va ricordato che la loro affidabilità scende notevolmente nel lungo periodo.
Difficile fare una previsione, specie se tra le variabili in gioco c’è una figura così volubile come quella di Presidente degli Stati Uniti.
Ad ogni modo, considerando quanto condiviso in questo articolo, mi sento di dire quanto segue:
- con ogni probabilità il bottom sui tassi è stato raggiunto;
- è altamente improbabile un rialzo della FED nei prossimi mesi;
- un rialzo entro fine anno, al momento improbabile, potrebbe, ma non necessariamente, essere adottato nel caso di incremento molto significativo dell’inflazione.
Riccardo Fracasso
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