Indicatori dell’inflazione
In aprile, all’audizione di conferma alla presidenza della Federal Reserve, Kevin Warsh ha dato estrema importanza al TM PCE, definendolo ideale per individuare la tendenza strutturale dell’inflazione.
Approfondiamo.
Sono svariati gli indicatori dell’inflazione, concentriamoci su tre:
- il CPI
- il PCE CORE
- il TM PCE
Il CPI calcola la variazione dei prezzi di un paniere di beni e servizi rappresentativo degli acquisti dei consumatori.
Esso è l’indicatore che più si avvicina a rappresentare ciò che i consumatori effettivamente percepiscono.
Il PCE ha un paniere diverso rispetto a quello del CPI e, nello specifico, il PCE core esclude completamente alimentazione ed energia, offrendo un risultato meno volatile.
È tuttora l’indicatore di riferimento della Federal Reserve.
Arriviamo quindi al TM PCE: TM sta per Trimmed Mean, ossia media tagliata.
Questo indicatore prende il paniere PCE e ne elimina i dati che durante quella rilevazione si sono rivelati più volatili, sia verso l’alto che verso il basso.
Pertanto, mentre il PCE core parte dal presupposto che alimentazione ed energia siano sempre i settori più volatili, il TM PCE verifica di volta in volta le code estreme del paniere e le elimina dal conteggio della media.
Se sotto un certo punto di vista il TM PCE è realmente un buon indicatore per individuare il trend di fondo dell’inflazione, allo stesso momento va detto che sottostima le tendenze nel caso in cui i movimenti estremi si rivelino col tempo permanenti.
A questo punto, confrontiamo i tre indicatori, tutti aggiornati a maggio:

Effettivamente, osservando il range di oscillazione (colonna a sinistra), emerge chiaro il fatto che i tre indicatori siano in ordine decrescente di volatilità.
Il rischio è che una eccessiva attenzione rivolta al TM PCE porti Warsh a definire sotto controllo i prezzi e a sottostimare i rischi di inflazione, compiacendo Trump che ha sempre auspicato una politica monetaria espansiva.
Il balzo del CPI dal 2,4% al 4,2% in soli tre mesi (da febbraio a maggio) non può passare inosservato né per l’entità né per la consecutività di rilevazioni al rialzo.
Tant’è che anche il PCE Core, pur non contemplando alimentazione ed energia, sta salendo, descrivendo uno scenario compatibile con gli effetti di secondo livello, quindi ricaduta rincaro energetico su altri settori (trasporti, produzione, logistica) e successivamente ai salari.
A proposito di salari, al momento la crescita è storicamente bassa ma nelle ultime due rilevazioni (aprile e maggio) in rialzo (dal 3,28% al 3,82%):

Tornando agli indicatori di inflazione, appare molto più rassicurante la tendenza espressa dal TM PCE che, però, rischia d’essere fuorviante se si considera un contesto di prolungato rialzo dei prezzi energetici.
Rassicurano un po’ le parole di Warsh all’ultima riunione della FED in cui ha evidenziato il rialzo dei prezzi, facendo sperare che il pericolo non sarà eccessivamente sottovalutato.
Monitoreremo, certi che se non sarà la Banca Centrale USA ad alzare per tempo i tassi sarà il mercato a un certo punto a costringerla a farlo.
Riccardo Fracasso
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