Il 14 febbraio, esaminando lo S&P 500, si scriveva così:

“Se da una parte gli estremi eccessi giustificano scenari correttivi rilevanti, dall’altra la statistica ci racconta che il più delle volte l’area intorno al pivot annuale R1 (7.582 punti) è raggiunta nel corso dell’anno.

Conseguentemente, fino a che il VIX non si muoverà saldamente oltre il 25% (attualmente è al 21%), l’ipotesi principale resta quella di un nuovo allungo.”.

Ovviamente, si scriveva senza sapere che due settimane dopo Stati Uniti e Israele avrebbero attaccato l’Iran.

Tuttavia, al di là di una fase (marzo) di iniziale turbolenza, la borsa americana, trascinando le altre, ha smesso di preoccuparsi e ha preferito festeggiare le ottime trimestrali.

Lo S&P 500 è così giunto agli attuali 7.398 punti, praticamente a un passo dal pivot annuale R1:

Nuovi massimi, trend rialzista, utili aziendali sopra le attese, quindi tutto bene?

Non proprio.

Il nuovo allungo ha inevitabilmente acuito gli ‘estremi eccessi’ cui si faceva riferimento a febbraio, in alcuni casi a livelli senza precedenti.

L’impostazione di fondo resta rialzista ma gli eccessi suggeriscono ingressi solo su correzioni importanti e magari prese di beneficio sugli allunghi.

Riccardo Fracasso

 

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