In un recentissimo articolo si spiegavano le uniche due strade per avvicinare la pace:

  1. Trump, in una delle tante volte in cui da tempo sta dicendo di aver vinto la guerra, affermerà anche di aver raggiunto gli obiettivi della missione militare;
  2. un escalation del conflitto con un attacco deciso alle infrastrutture petrolifere iraniane, mettendo economicamente in ginocchio l’avversario, ma facendo pagare ai consumatori di tutto il mondo, americani inclusi, un’ulteriore impennata dei prezzi energetici.

Mercoledì, con l’attacco ad alcune importanti infrastrutture energetiche iraniane (in primi South Pars) e la reazione iraniana contro gli impianti in Qatar, stava prendendo corpo la seconda ipotesi.

Ieri sera, verso le 21:00 il presidente ha affermato di non volere un “cessate il fuoco”.

Tuttavia, circa alle 22:00 ha detto di “essere vicino agli obiettivi e di valutare un ridimensionamento dell’operazione militare”.

Nell’elenco degli obiettivi raggiunti e da lui stesso citati, fa rumore l’assenza del cambio di regime iraniano, l’obiettivo numero uno di Israele.

A mio parere è evidente che Trump stia cercando di costruirsi una via d’uscita in cui figuri come vincitore (strada numero 1), mentre Israele, pur di raggiungere concretamente il suo obiettivo, sarebbe disposto ad accettare l’escalation (strada numero 2).

La volubilità espressa dalle dichiarazioni del presidente americano unitamente all’incapacità di sapere fino a che punto possa arrivare la fermezza Israeliana nel perseguire il proprio scopo, rendono difficile fare una previsione e ci consentono unicamente di prendere atto e raccontare i singoli sviluppi.

Si è giunti a un bivio e serve scegliere la strada.

Va da sé che quella più indolore (dal punto di vista umano ed economico) è rappresentata da un immediato cessate il fuoco, non privo di ripercussioni ma pur sempre in uno scenario controllato.

Al momento le vendite sui vari asset finanziari (decise ma non eccessive) parlano di una reazione composta dei mercati, che scommette (spera?) contro un ulteriore escalation.

Riccardo Fracasso

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