Il 39° annuncio di pace da parte di Trump potrebbe essere quello giusto.

Non per le parole dell’ottimista presidente americano ma per quelle dell’intermediario del fronte opposto.

Infatti, il Pakistan ha confermato un testo comune tra le parti e l’Iran ha affermato che, pur non essendo ancora stata formalizzata l’intesa, in linea di massima l’accordo è stata raggiunto.

L’Iran ha inoltre rivendicato che la bozza è molto vicina alle loro richieste.

Pertanto, pur non senza dubbi, stavolta ci sono buoni motivi di speranza.

Concediamoci alcune considerazioni.

Innanzitutto va detto che storicamente qualsiasi accordo raggiunto senza un chiaro vincitore è solitamente molto fragile.

E, al di là delle dichiarazioni di circostanza non c’è un vincitore netto, ma semmai un chiaro sconfitto.

Fragilità alimentata ulteriormente dai protagonisti: l’Iran, che se anche dovesse fare qualche promessa in merito al nucleare, in futuro potrebbe disilluderla, e Israele che non ritiene di aver portato a termine la propria missione.

Ciò premesso, il rialzo della borsa americana degli ultimi due mesi e mezzo è stato trascinato principalmente dalle ottime trimestrali e, nelle ultime settimane, dalle voci di un accordo di pace.

In buona sostanza, stiamo parlando di qualcosa di già ampiamente scontato dai mercati.

Lecito pensare che, al di là di qualche temporanea reazione positiva a caldo in caso di pace, sussista il rischio concreto che poi possa avviarsi una robusta correzione.

Riccardo

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