Dopo il primo rialzo deciso a giugno, come da attese, la BCE ha mantenuto invariati i tassi al 2,4%.

La scelta non deve ingannare: il percorso di rialzo dei tassi è appena iniziato.

Infatti, se da una parte la Lagarde ha affermato che la politica monetaria resterà legata ai dati (data dependent), dall’altro ha anche ammesso che “l’impatto inflazionistico derivante dallo choc energetico ancora si deve manifestare appieno.”.

A mio avviso, anche in caso di cessazione di guerra avremmo continuato a percorrere un sentiero inflattivo, sia perché il petrolio non sarebbe potuto rimanere ai livelli precedenti al conflitto, sia per gli effetti di secondo livello che il rincaro energetico avrebbe comunque portato (come effettivamente sta già facendo).

Figuriamoci con la ripresa della guerra che, in fin dei conti, non si è mai realmente conclusa.

L’ECB Watch (il FED Watch europeo) intanto ha innalzato le aspettative del mercato da 1 a due rialzi entro fine anno (per un totale di 3 considerando quello già deciso a giugno):

Contesto globale sfavorevole per le obbligazioni e benevolo per le materie prime (un occhio di riguardo per i cereali, evidenziati in tempi non sospetti).

Riccardo Fracasso

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