Nessuna sorpresa alla prima riunione FED diretta dal neo presidente Kevin Warsh: tassi invariati al 3,5-3,75%.

Decisione “a sostegno del duplice mandato della Federal Reserve”.

In altre parole si è tenuto conto sia del contenimento dell’inflazione che della massima occupazione.

Al tempo stesso, Warsh ha rimarcato come l’inflazione sia “elevata rispetto all’obiettivo del 2 per cento e che il Comitato garantirà la stabilità dei prezzi”.

A tal proposito, seppur la decisione di mantenere i tassi fermi sia stata unanime, metà dei membri (9 su 18) prevedono una stretta entro fine anno, mentre a marzo nessuno era di questo avviso.

Precisazione: i membri del comitato in realtà sono 19, ma ad astenersi dall’esprimere le intenzioni future è stato proprio Warsh.

Inoltre, se da una parte restano i dot plot (per l’appunto il grafico rappresentante tali stime), dall’altra è scomparsa la forward guidance.

In buona sostanza il testo che accompagna la decisione monetaria d’ora in avanti sarà limitata ai soli fatti attuali e non offre indicazioni per il futuro.

Trump parrebbe aver accolto con una contenuta soddisfazione la decisione della FED, forse avendo realizzato che il contesto non è compatibile con interventi monetari espansivi.

Da valutare se non ci saranno reazioni da parte sua quando la Banca Centrale degli Stati Uniti alzerà i tassi.

Nel frattempo, il FEdWatch ci racconta che le aspettative attuali del mercato sono addirittura per due rialzi entro fine anno:

La prossima settimana ci addentreremo in alcuni dei più significativi indicatori dell’inflazione americana.

Riccardo Fracasso

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