From the monthly archives: Mag 2018

Spesso rileggere la storia consente di riportare a galla la verità, ed è quello che si cercherà di fare attraverso questo post.

La recente storia italiana parla di un accordo di governo tra due forze politiche presentatesi alle elezioni da concorrenti.

Tra i punti in comune la posizione critica nei confronti dell’attuale Area Euro e la volontà di far ripartire l’economia attraverso politiche d’investimento e di riduzione della pressione fiscale.

Da settimane si sono scatenati continui moniti da parte della stampa estera, dei rappresentanti francesi e tedeschi, di alcuni esponenti europei, ecc.

In particolare non è gradito Savona, candidato ministro dell’economia, critico nei confronti di questa Area Euro, ma non certamente contrario al concetto di Unione monetaria.

Attenzione, perché i più grandi anti-europeisti sono proprio coloro che, per convenienza o per ignoranza, l’Area Euro la vogliono mantenere com’è: una pseudo Unione.

I più grandi europeisti, invece, sono proprio coloro che, nonostante tutto, non hanno ancora abbandonato il sogno di migliorarla e trasformarla negli Stati Uniti d’Europa.

Una vera Unione valutaria, solidale, con gli Eurobond, regole eque, ecc.

L’Area Euro dev’essere quel buon padre di famiglia presente sia nel momento in cui deve far rispettare le regole che in quello del bisogno.

Che l’Area Euro così com’è non va non è opinione personale ma è la cruda realtà, con diversi salvataggi (brillantemente pronosticati dalla Thatcher qualche decennio fa), col rapido declino economico su scala mondiale di molti membri, con Paesi a due velocità, con la mala gestione del fenomeno dell’immigrazione, con la scarsa coesione sociale, ecc.

Se si è giunti a ciò è anche e soprattutto per l’egoismo tedesco, che spesso ha imposto il proprio volere ed i propri interessi a quelli globali, trovando terreno fertile nell’inerzia degli altri membri.

Il QE, per esempio, dovrebbe essere concentrato principalmente o esclusivamente tra i Paesi in difficoltà, anziché proporzionalmente al capitale della BCE detenuto (il che vede al primo posto proprio la Germania).

Il fatto che alle banche sia permesso di contabilizzare i derivati al prezzo d’acquisto è una delle diverse regole favorevoli ai tedeschi.

E poi ci sono le norme violate, come quel tetto del 6% del surplus commerciale che la Germania supera da ben 12 anni.

La prepotenza e l’egoismo tedesco non sono una novità, ma il semplice ripetersi di un comportamento già visto nei precedenti accordi di Unione monetaria (invito chi avesse il piacere la lettura del mio ebook: ‘Storia monetaria europea’).

In buona sostanza, era sufficiente conoscere la storia (che spesso si ripete) per prevedere la condotta tedesca.

La crescente popolarità dei cosiddetti ‘partiti anti-Euro’ dovrebbe essere letta dalle istituzioni come un inequivocabile invito al cambiamento, messaggio che invece sta cadendo nel vuoto.

Ma torniamo alla Germania.

Chi ci definisce come ‘scrocconi’, dovrebbe leggere i numeri e riprendere in mano i libri di storia.

Capirebbe innanzitutto che ogni anno l’Italia versa all’Unione Europea più di quanto riceve.

Inoltre, scoprirebbe che nel 1953 ben 21 Paesi permisero ai tedeschi, in grandissima crisi, di dilazionare il pagamento di metà del proprio debito in un piano trentennale, posticipando il saldo dell’altra metà dopo la riunificazione delle due Germanie.

Ad Unificazione avvenuta (1990), però, la Germania si oppose all’idea di ottemperare quanto pattuito.

Si, proprio lei, quella che ora chiede/impone agli altri il rigido rispetto delle regole.

Diversi Paesi la soccorsero rinunciando a quanto gli spettava.

Tra questi, la Grecia e la nostra Italia.

Si, proprio noi, gli ‘scrocconi’.

La Germania ha grandissimi meriti per com’è riuscita a rinascere da una situazione di grave crisi, ma non dovrebbe mai dimenticare che non sarebbe dov’è senza la generosità che alcuni Paesi le hanno dimostrato in passato.

Ma ci sono pure altri aspetti da precisare.

Dov’era il ‘buon padre di famiglia’ tedesco, quando la Grecia, grazie all’ingresso nell’Euro, nella prima fase si indebitò in modo forsennato?

Per quale motivo in quegli anni non predicava austerity?

Evidentemente per convenienza, se si considera che in quel periodo i greci consumarono molto denaro in terra tedesca.

Solo una volta prosciugata la Grecia (a cui, sia chiaro, non mancano gravi colpe) la Germania le ha imposto rigore.

Il governo può piacere o meno, e non è certamente mia intenzione entrare nel merito.

Il punto invece è semplicemente la volontà di illustrare il pulpito da cui ci giungono interferenze, lezioni di morale e persino offese.

Riccardo Fracasso

 

 

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