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Lo S&P 500  ha chiuso la seduta a 2.472 punti, registrando un -0,04%.

Il bilancio settimanale è pari ad un +0,54%.

Era il 28 maggio quando, per la prima volta, si ipotizzò quanto segue:

“Ovviamente non v’è alcuna garanzia che il passato si ripeta, ma attenendosi esclusivamente alla statistica, la stessa ci suggerisce come in questi mesi potremmo assistere ad una inversione di forza relativa a favore dello S&P 500 (Ndr: rispetto al Ftse Mib), il che è in linea con quelle fasi in cui si alza la volatilità (ed anche qui giunge conferma dalla statistica) ed aumenta l’avversione al rischio (allo stato attuale molto bassa).”

La settimana successiva (4 giugno), di conseguenza, si pose sul tavolo la seguente strategia con orizzonte temporale fino Settembre (la conclusione della cosiddetta fase stagionalmente avversa):

“Pertanto, sempre attenendoci esclusivamente ai dati statistici riportati, una strategia solida per l’attuale fase che presenti un buon rapporto rischio/rendimento è quella ad esposizione complessiva neutrale con un long sullo S&P 500 e contestualmente uno short, di medesimo importo, sul Ftse Mib.”.

Da allora la variazione dello S&P 500 (+1,37%) è stata pressochè identica a quella del Ftse Mib (+1,31%), con quest’ultimo peraltro penalizzato dallo stacco dividendi (negli Stati Uniti le aziende staccano il dividendo trimestralmente, in Italia annualmente).

Pertanto, non avendo assistito a sostanziali modifiche di prezzo in questo periodo e, al tempo stesso, non essendo venuti meno gli elementi di supporto (Grafici e statistici) ad una ipotesi di maggior forza relativa della Borsa americana per i prossimi mesi, si ritiene che non sia ancora tardi per salire sul treno.

Riccardo Fracasso

 
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