Nella seguente tabella pubblicata dall’ISTAT, sono riportati i rendimenti lordi dei titoli di stato italiani dal luglio 2010 a giugno 2011, balza all’occhio, che dal novembre dell’anno scorso (mese di tensione per la crisi del debito irlandese) è in atto una preoccupante tendenza rialzista su tutte le scadenze.
 
 
 
Gli operatori assegnano particolare importanza ai rendimenti a 10 anni, e al limite del 7%, quella soglia di ‘sicurezza’ oltre la quale le possibilità di richieste di aiuti sono considerate in deciso aumento come anche le probabilità di un declassamento di rating.
Per comprendere la rapidità con la quale nell’ultimo mese   la fiducia che il mercato ripone nei confronti del nostro Paese s’è deteriorata, è sufficiente sapere che circa la settimana scorsa i rendimenti decennali sono arrivati a valere il 6%.
In appena tre settimane un aumento di oltre un punto percentuale!
 
Si potrà giustamente affermare che ad inizio mese sono stati alzati i tassi d’interesse dalla Bce, ma ciò giustifica solo parte del rialzo.
Si potrà inoltre evidenziare che le recenti decisioni prese dall’Eurogruppo hanno raffreddato i rendimenti, ma è doveroso aspettare qualche seduta per capire la vera risposta del mercato alle misure adottate.
A mio parere le tensioni non sono assolutamente terminate.
 
Fermo restando che la crescita dei rendimenti non rappresenta certo un sovrapprezzo per le obbligazioni in essere, le cui cedole restano invariate, ma essa costituisce un maggior costo per le nuove emissioni, indispensabili per rifinanziare il debito italiano.
Considerato lo smisurato debito del nostro Paese, un aumento del relativo costo costituisce un enorme fardello.
 
Riccardo Fracasso
 
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