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Lo S&P 500  ha chiuso la seduta a 2.818 punti, registrando un -0,66%.

Il bilancio settimanale è pari ad un +0,61%.

S&P 500

In settimana l’indice si è portato ad un soffio dai massimi storici registrati a Gennaio (2.872 punti).

Ipotizzando il ripetersi di una inversione fedele a quelle del 2000 e del 2007, tale resistenza non dovrebbe essere rotta con convinzione.

Tesi peraltro avvalorata dalle vendite scattate proprio a contatto con quest’area.

Tuttavia, sono necessarie conferme ben più solide, come la rottura netta della media mobile a 200 giorni (che attualmente transita a 2.694 punti).

Il tonfo di Facebook di giovedì (-16%) rappresenta solo un semplice assaggio di quanto potrebbe succedere nel momento in cui l’enorme bolla presente sul Nasdaq (ed in particolar modo sui principali titoli) scoppierà.

Per dar l’idea delle dimensioni raggiunte dalla bolla dei più grandi titoli tecnologici americani, basti sapere che i 120 MLD di capitalizzazione persi giovedì da Facebook  sono pari all’intero valore di un colosso come Goldman Sachs.

A questo punto riprendiamo in mano il rapporto tra la borsa americana e quella italiana:

S&P 500 / FTSE MIB

Lo scorso anno si mise sul tavolo la strategia market neutral composta da un long S&P 500 e da uno short di pari importo sul Ftse Mib, scommettendo sulla tenuta di un solido supporto (vedi rettangolo a sfondo azzurro) e, quindi, di una maggior forza relativa della borsa americana.

Alla fine dello scorso anno si propose l’ipotesi di sfruttare l’allungo per alleggerire la posizione (S&P 500: che anno è stato).

Da allora, in qualche mese, il rapporto scese riportandosi a contatto con l’ormai famosa area di supporto (Maggio 2018).

Il resto è storia recente, con un nuovo forte allungo tuttora in corso, favorevole alla nostra strategia.

Nel caso di un’altra salita verso area M si potrebbe valutare la possibilità di alleggerire per la seconda volta la posizione (la prima a  fine 2017).

Una precisazione: non si sta parlando necessariamente del raggiungimento dell’area M, ma anche del semplice avvicinamento.

Nell’analisi della scorsa settimana s’è spiegato che un possibile crollo, come nel 2000, implicherebbe sicuramente lo scoppio della bolla tecnologica.

Personalmente escludo la possibilità di assistere ad un decupling che vede la borsa americana precipitare e la nostra salire.

Tuttavia, è bene tener conto che negli Stati Uniti il settore tecnologico rappresenta quel che il settore bancario è per l’Italia.

Tale aspetto, pur non offrendo alcuna certezza, spinge ad un ridimensionamento (non ancora chiusura totale) della strategia market neutral che tante soddisfazioni ci ha dato, sia in termini di rendimento che di contenimento del rischio.

In futuro non si esclude che, nel caso di rottura di supporti importanti, i profili più aggressivi possano prendere in considerazione l’apertura di qualche posizione short.

Ad ogni, come scritto ad inizio analisi, prima di parlar con toni più certi di inversione, attendiamo il cedimento di tali supporti.

Riccardo Fracasso

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