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Per chi non ne conoscesse il significato, la quantitive easing (ampiamente trattata nel check up del 12/11/2010),  in estrema sintesi, è la pratica con la quale la Federal Reserve stampa nuove banconote per sottoscrivere nuove emissioni di Treasury (Buoni del Tesoro statunitensi). 
Lo Stato, a questo punto,  utilizza l’importo per operazioni atte a stimolare l’economia (per es. la costruzione di infrastrutture con conseguente nascita di nuovi posti di lavori).
 
Tale intervento negli ultimi anni è diventato sempre meno utilizzato a causa delle conseguenze inflazionistiche che ha generato nel passato.
Pertanto, una sua attuazione va considerata come una misura estrema per contrastare un contesto economico estremamente negativo.
Misura che, come evidenzia il grafico, gli Stati Uniti hanno adottato dal dicembre 2008 per fronteggiare la recessione economica cui era attanagliata.
L’entità (ben 1.700 miliardi di dollari!) esprime ancor più la delicatezza della situazione.
La prima quantitative easing (QE1) durò fino al marzo del 2010.
Dopo nemmeno un mese il mercato iniziò a scendere perdendo il 17,12% in appena due mesi.
A luglio lo S&P; 500 riprese a salire solo grazie al fatto che le condizioni economiche americane erano talmente negative da rendere probabile un nuovo imminente periodo di stampa di dollari.
Ed in effetti così fu: a novembre 2010 iniziò la QE2 (600 miliardi di dollari) che finirà tra poche settimane (fine giugno 2011).
 
L’aumento dell’inflazione degli ultimi mesi ha reso molto improbabile l’adozione di una QE3 al termine della QE2, con conseguente calo delle quotazioni azionarie.
In parole semplici gli Stati Uniti, almeno nell’immediato, non intendono stampare nuove banconote, poiché favorirebbero un ulteriore aumento delle pressioni inflattive.
Pertanto, a brevissimo, verrà rimosso il supporto e lo S&P; 500 ha iniziato già ad anticiparne le conseguenze da qualche settimana.
E’ evidente, quindi, che l’enorme rimbalzo, iniziato nel marzo del 2009, poggia le proprie fondamenta sulla stampa di nuovi dollari; tolto il supporto della QE, l’economia ed i listini hanno dimostrato di crollare.
 
 
Ora, però, collegando i minimi assoluti di marzo 2009 con quelli registrati a fine giugno 2010 scopriamo che ci avviciniamo alla scandeza della QE2 in prossimità di un supporto molto forte (linea verde evidenziata nel secondo grafico).
 
Un eventuale rimbalzo classificherà il recente movimento come una semplice correzione e non come inversione.
Al contrario, una rottura convinta del supporto ci porterà a dover considerare l’attuale gamba ribassista come l’inizio dell’inversione.
In sintesi, il momento è cruciale.
 
Ad ogni modo, rimbalzo  o meno, la situazione economica resta pessima e presto o tardi anche i mercati azionari ne prenderanno atto.
 
 
 
Riccardo Fracasso
 
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