Apro questo post per condividere con voi alcune riflessioni personali su un aspetto della situazione economica dell’Italia.

Uno dei problemi più importanti del nostro Paese è quello della pressione fiscale, se non la più alta, una tra le più alte al mondo.

Andando dritti al punto, la riduzione del peso fiscale per essere sostenibile deve passare obbligatoriamente attraverso un aumento dell’imponibile.

In parole semplici, aliquote più basse solo se applicate su un imponibile più alto evitano allo Stato contraccolpi in termini di entrate fiscali.

Ciò premesso, ora è giusto chiedersi quali sono le strade per innalzare l’imponibile.

Eccole, accompagnate da relative considerazioni:

  1. solido aumento del PIL: utopistico far affidamento sulla crescita in una fase recessiva, specie se affrontata con piani di austerity che altro non fanno che acuire la crisi;
  2. smascherare gli evasori e trasformarli in contribuenti: questo è un metodo da seguire, ma rappresenta un’arma a doppio taglio perchè se da una parte esistono persone che evadono per arricchirsi, dall’altro ne esistono altre che evadono per far sopravvivere la propria attività, attività che scomparirebbero in caso contrario, con logiche conseguenze negative per i consumi; in altre parole, una lotta trasversale all’evasione potrebbe risultare dannosa;
  3. forte aumento del numero dei lavoratori:  utopistico pensare ad un costante aumento dei lavoratori in un contesto sorretto dagli ammortizzatori sociali, in un sistema in cui le aziende spesso non riescono nemmeno a mantenere il personale che hanno;
  4. attrarre imprese estere:  difficile che un’azienda estera decida di aprire stabilimenti in Italia (per via della crisi) nè tanto meno la propria sede legale (proprio per via del trattamento fiscale); più facile vedere alcune imprese italiane dislocarsi all’estero;
  5. tagliare sprechi e privilegi: non so se l’importo sarebbe tale da garantire una soddisfacente riduzione della pressione fiscale ma so che sprechi e privilegi in Italia ce ne sono tanti e la loro limitazione porterebbe, oltre ad un risparmio, anche quella moralità che aiuterebbe i cittadini a sentire che i soldi per le tasse non saranno buttati al vento. Peccato che chi ha l’autorità in merito è quella stessa classe politica che fa parte della categoria di protagonisti che godono di quegli sprechi e di quei privilegi.

Ci sarebbe un altra strada, e sarebbe quella di stampare moneta e contemporaneamente ridurre le tasse, creare posti di lavoro, ecc. ma ciò non è più possibile da quando l’Italia è entrata nell’Euro e la BCE non sembra intenzionata ad emettere.

In conclusione, uno dei problemi più gravi del nostro Paese, sembra non aver soluzioni immediate, anche se magari nei prossimi mesi, con l’avvicinarsi delle elezioni, ci sarà chi vorrà farci credere diversamente.

Riccardo Fracasso

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