Lo S&P 500 ha chiuso la seduta a 5.667 punti, registrando un +0,08%.
Il bilancio settimanale è pari a un +0,51%.
Dopo quattro chiusure settimanali negative, quindi, abbiamo assistito a una timida reazione.

Nell’ultimo anno abbondante s’è ripetuto più volte il seguente concetto: trend rialzista, assenza di segnali ribassisti ma in presenza di precondizioni ribassiste (enormi eccessi, crisi economica offuscata dalla manipolazione dei dati, incapacità di fare utile per il 60% delle società quotate, ecc.).
Pertanto, chi sulla base delle criticità emerse avesse deciso di stare alla finestra, l’avrebbe fatto sapendo di poter assistere da fuori al rialzo.
D’altro canto, chi avesse voluto partecipare, avrebbe scommesso sulla prosecuzione speculativa del trend rialzista, scollata dai fondamentali.
Ciò significa acquistare a un prezzo qualcosa pur sapendo che ne vale di meno (Buffett “Il prezzo è ciò che si paga, il valore è ciò che si ottiene”.).
Partecipare o astenersi, entrambe scelte lecite purché consapevoli dei rischi annessi.
Ora, esaminando la situazione, potremmo ripetere le stesse parole pronunciate più volte nell’ultimo anno, perché il listino resta all’interno di un ampio canale rialzista, sono assenti segnali ribassisti e sono svariate le precondizioni ribassiste.
Il quadro potrà definirsi deteriorato solo con la fuoriuscita verso il basso dal canale rialzista e il rialzo stabile del VIX oltre il 25%.
Onestamente non mi è facile pensare che ciò non accada, tenendo conto che al contesto si è aggiunto il crollo della fiducia dei consumatori, la guerra dei dazi, affermazioni dello stesso Trump che non escludono la recessione, ecc.
In ogni caso, la storia è ricca di esempi in cui il mercato si è mosso in modo irrazionale, ricordiamo per tutti il periodo tra il 2019 e il 2021 in cui gli investitori sgomitavano per acquistare BUND a 10 anni con rendimenti negativi.
Memori di ciò, attendiamo segnali veri e propri.
Riccardo Fracasso
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