Reflazione, inflazione deflazione e stagflazione.
La reflazione è un aumento dei prezzi successivo a un periodo di bassa inflazione; in buona sostanza si tratta di un semplice ritorno dei prezzi alla linea di tendenza di lungo termine dei prezzi.
L’inflazione è l’aumento generale del livello dei prezzi di beni presi in considerazione e facenti parte il paniere; essa si può distinguere in:
- inflazione da offerta, se causata da una riduzione dell’offerta per:
- problemi distribuzione (per es. embargo petrolifero);
- problemi produzione.
- inflazione da domanda (se causata da un aumento della domanda).
Solitamente tutto parte dall’iniziale aumento dei prezzi energetici che aggrava la situazione nel caso in cui si trasferisca ad altri settori (trasporti, produzione, logistica), causando i cosiddetti effetti di secondo livello.
Le probabilità che ciò avvenga sono legate all’intensità e alla durata dello shock iniziale,
Seppure non esista una regola fissa, se il rialzo dei prezzi energetici perdura oltre 1-2 mesi, sono quasi certi gli effetti di secondo livello (quindi aumento dell’inflazione core).
Ciò spiega perché la Federal Reserve presti maggior attenzione al PCE (indice al netto delle spese per cibo ed energie), rispetto al CPI (indice al lordo, decisamente più volatile e protagonista, a volte, di movimenti temporanei).
Per quanto spiegato in precedenza, fino a che il rialzo è limitato al CPI, il rischio inflattivo è limitato, quando si estende al PCE la situazione peggiora.
Se da una parte va detto che le impennate della PCE sono solitamente anticipate da quelle del CPI, dall’altra è bene evidenziare che non tutte le impennate del CPI precedono un’impennata del PCE.
Inoltre, rialzi strutturali dell’inflazione possono anche non essere collegati a shock energetici (con conseguenti aumenti sui beni) ma anche a rincari dei salari (con conseguenti aumenti sui servizi).
I salari rappresentano il maggior costo dei servizi, che pesano moltissimo all’interno del paniere dell’inflazione.
Non è un caso che l’indicatore maggiormente sotto osservazione dalle Banche Centrali (in primis la BCE) in ambito inflattivo è quella della crescita dei salari.
I salari rappresentano il maggior costo dei servizi, che pesano moltissimo all’interno del paniere dell’inflazione.
Non è un caso che l’indicatore maggiormente sotto osservazione dalle Banche Centrali (in primis la BCE) in ambito inflattivo è quella della crescita dei salari.
La crescita del costo del lavoro per un’azienda è data dalla differenza della crescita dei salari e quella della produttività.
Esempio:
- tasso crescita salari 5%.
- tasso crescita produttività 1%.
- tasso crescita del costo del lavoro => 4% (5%-1%).
A fronte di crescita della produttività media occidentale di lungo periodo dell’1-2%, una crescita dei salari del:
- 2–3% è compatibile con inflazione al 2%, sotto controllo;
- 4–5% è compatibile con uno scenario di inflazione persistente.
Nel biennio 2023-2024, pur in presenza di una crescita dei salari americani intorno al 5%, non abbiamo assistito a un’impennata dell’inflazione grazie a una produttività che in quel periodo era al 2-3%.
La produttività dell’Area Euro generalmente è inferiore di mezzo punto rispetto a quella americana (l’Italia anche di un punto).
La deflazione è una diminuzione del livello generale dei prezzi, l’opposto dell’aumento generale dei prezzi che si definisce inflazione.
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