L’emotività degli investitori è una delle componenti che incide nella formazione del prezzo.

 

 

Quando il trend rialzista è in atto da diverso tempo e la propensione al rischio è sui massimi, i piccoli investitori effettuano i primi acquisti o, chi è già entrato, incrementa le proprie posizioni.                     

E’ il famoso ingresso del ‘parco buoi’, il momento in cui chiunque si riscopre esperto e azzarda previsioni di borsa, dall’edicolante al macellaio, dal barbiere al fruttivendolo, ecc..
E’ la fase in cui presso gli uffici titoli è frequente avvistare casalinghe che con una mano tengono la borsa della spesa e l’altra firmano ordini di acquisto.
I media contribuiscono ad accrescere l’euforia enfatizzando ogni rialzo, e le agenzie specializzate alzano i targets ad ogni loro raggiungimento, a livelli che nulla hanno a che vedere con i fondamentali.
Tutti corrono ad acquistare con la paura di ‘perdere il treno’ e di esser gli unici ‘fessi’ a non guadagnare.
Per logica, il mercato sale se i compratori prevalgono sui venditori, e allora, in questo periodo, chi potrebbe alimentare ulteriormente i prezzi se persino le persone meno propense a rischiare hanno già acquistato?
V’è quindi poco margine di un ulteriore allungo, o non ve n’è proprio.
E difatti, in tale fase, le cosiddette mani pesanti (fondi e banche d’affari) intelligentemente e senza troppi proclami vendono.
Il mercato inizia a calare.
Dapprima gli investitori restano fiduciosi ritenendo il ribasso una semplice correzione, poi, quando la discesa prosegue ed il rimbalzo tarda a manifestarsi, subentrano i primi dubbi ed i primi rimorsi per l’acquisto.
I media ora alimentano il panico enfatizzando ogni ribasso con parole ad effetto e servizi in prima pagina, e le agenzie specializzate abbassano i targets ad ogni loro raggiungimento, a livelli che anche in questo caso nulla hanno a che vedere con i fondamentali.
Quando le perdite diventano insopportabili a causa di un calo sempre più profondo, subentra il panico e, in un contesto in cui la propensione al rischio è ai minimi, gli investitori vendono a prezzi stracciati cercando di salvare il salvabile, e consolidando una pesante minusvalenza.
In questa fase il macellaio torna a parlare esclusivamente di carne, l’edicolante di riviste, e le casalinghe vanno in banca per impartire ordini di vendita.
Tra tali investitori, in particolar modo tra coloro che si erano affacciati al mondo della finanza  per la prima volta, alcuni, segnati dalle perdite, abbandonano per sempre il mondo della finanza.
E’ proprio in tale periodo, invece, che gli investitori più avveduti (in particolar modo le mani pesanti) acquistano.
Il mercato, infatti, inizia a salire.
Inizialmente permane la sfiducia tra gli investitori, che restano liquidi, poi, quando il rialzo prosegue sorgono i primi rimpianti per non aver acquistato.
Quando il trend rialzista sembra non avere più fine ed i prezzi sono molto alti, i piccoli investitori ricominciano a comprare.
Tutti ridiventano esperti, ricompaiono negli uffici titoli le casalinghe con la borsa della spesa e ricomincia il ciclo appena descritto.
La crescita continua di un investimento genera in un investitore emotivo sensazioni come  euforia, ottimismo, avidità, presunzione…e nel momento in cui ciò succede la guardia è bassa ed il trend ribassista è dietro l’angolo.
Il calo continuo, al contrario, genera in un investitore emotivo sensazioni come panico, pessimismo….e nel momento in cui ciò capita l’avversione al rischio è eccessiva per poter cogliere le occasioni che il mercato offre.
In estrema sintesi, l’emotività nella finanza è quella componente che tende a farci acquistare quando i prezzi sono alti e vendere quando invece sono bassi.
L’emotività è quindi irrazionalità.
Purtroppo, le emozioni fanno parte dell’uomo, che inoltre per natura tende  a seguire le mode: scoppia la moda della cucina cinese e tutti a mangiare con le bacchette in mano, impazza la moda per gli sport estremi e tutti ad iscriversi ai corsi di parapendio, si scatena la moda dei titoli tecnologici e tutti ad acquistare Tiscali a prezzi folli.

Ma le mode hanno vita breve e seguire quelle finanziarie quasi sempre è dannoso.

Sia chiaro che con quanto finora scritto non suggerisco  assolutamente di comprare quando il mercato scende e vendere allo scoperto; ciò significherebbe operare in controtendenza, un metodo di investimento che può far guadagnare molto ma che prevede un determinato rischio e richiede una certa abilità.

Per chi non avesse tali capacità e tale propensione al rischio è preferibile attendere segnali concreti di inversione prima di scegliere una direzione.

Ciò che invece voglio consigliare è di prendere decisioni solo quando si è distaccati, proprio come fanno le cosiddette mani pesanti.
Quindi, per operare occorre distacco, raizonalità ed un metodo basato su regole rigide.

Possono esser utili due aforismi:

 Quando la gente compra, ho paura.
   Quando la gente ha paura, compro.
   Quando tutti stanno vendendo,
   per definizione stanno vendendo basso.”
Warren Buffet

  Il Toro sui mercati nasce con il pessimismo,

   cresce con lo scetticismo,

   invecchia con l’ottimismo

   e muore con l’euforia.”

John Templeton


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