Nell’ultimo articolo dedicato allo S&P; 500 si era parlato di un’impostazione grafica molto positiva; alla luce di una nuova seduta andiamo a vedere se sono emerse eventuali novità.
Grafico:
L’indice americano ha chiuso a 1.216 punti (+0,57%).
La settimana si conclude con un complessivo +5,35%.
Il Detrended è salito in una zona di moderato ipercomprato; con un livello del genere sono sconsigliabili gli acquisti, ma d’altra parte non si devono nemmeno liquidare eventuali posizioni long presenti in portafoglio.
Ad ogni modo, il Detrended, seppur importante, è solo uno degli elementi di valutazione e che al momento ci indica di mantenere, ma le nostre scelte operative si basano su un’analisi generale del quadro grafico e fondamentale.

Ultime sedute:

La 7+5 e la 25+5, come preventivabile, rimangono al di sotto dei prezzi, il che significa che il trend di medio e quello di lungo periodo restano impostati saldamente al rialzo.
Poichè le operazioni in controtendenza prevedono un rischio più elevato, le medie mobili spostate ci sconsigliano l’apertura di posizioni ribassiste sullo S&P; 500.
L’indice americano permane nel canale rialzista, delimitato dalle due trendline A e B e ben distante dalla resistenza (B).
In sintesi, guardando esclusivamente il canale, vi sono buoni margini di rialzo.
Se però approfondiamo l’analisi, troviamo due resistenze statiche non distanti dai prezzi e tra loro ravvicinate: una è a 1.231 punti e l’altra a 1.258 (linee rosse tratteggiate).
Considerati tutti gli elementi a disposizione, lo S&P; 500 è impostato per salire, ma è anche vero che potrebbe trovarsi presto nei pressi di quest’area di resistenza e per di più con un livello di ipercomprato che a quel punto potrebbe esser ragguardevole.
In sintesi, la situazione è ottimale per compiere delle imprese, come per esempio rompere delle resistenze importanti, ma le insidie non mancano.
Inoltre, molto dipenderà anche dalle notizie; un eventuale downgrade dell’Italia, per esempio, potrebbe portare l’indice americano ad arrestare la sua corsa già dai livelli attuali.
Ad ogni modo, in caso di declassamento, non si esclude neppure si possa vedere il nostro indice scendere e quello americano proseguire la salita (d’altra parte, è quanto successo anche venerdì).
E ancor più influirà la riunione del 20-21 settembre, durante la quale Bernanke comunicherà eventuali interventi della Federal Reserve.
Ciò che voglio dire è che noi abbiamo a disposizione l’analisi tecnica che è una splendida arma, ma è ovvio che non siamo nella testa ne di Moody’s e ne di Bernanke.
Riccardo Fracasso
 

Comments are closed.

Set your Twitter account name in your settings to use the TwitterBar Section.